Dahl (Crema di lenticchie rosse speziate)

Tra le ricette più semplici che io conosca c’è proprio il dahl di cui, una volta scoperto, non potrete più farne a meno!

La ricetta prevede la cottura delle lenticchie rosse con delle spezie. Se non ne avete in casa, potrete utilizzare con ottimi risultati anche una semplice miscela di curry. Ma garantisco che sono molto buone insaporite solo con un po’ di sale!

Se invece nella vostra credenza le spezie davvero non mancano, vi consiglio di provare questa crema con la tarka, un procedimento che vede le spezie saltate con un po’ di olio. In questa ricetta l’olio viene leggermente riscaldato in modo che aiuti le spezie a sprigionare tutto il loro aroma …

0-Dahl di lenticchie rosse_2

0-Dahl di lenticchie rosse

Questa crema è davvero versatile e la trovate in tante ricette del Blog:

  • per accompagnare verdure (QUI con il radicchio)
  • per composizioni di riso (QUI con il riso venere e castagne)
  • come base per le tagliatelle (QUI con le tagliatelle di grano saraceno).

Da tenere presente quando avete ospiti e all’ultimo momento volete preparare qualcosa di veloce che lasci un bel riscordo …

Nella sezione “Proprietà” troverete informazioni e curiosità su proprietà e controindicazioni mentre in fondo trovate la sezione “Altre idee sul Web” con link ad altre ricette.

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Polpette di ceci, spinacini e semi di chia

Finalmente sono riuscita a fare delle sfiziose polpette senza utilizzare nè farine nè pane grattugiato.

Era da un po’ che provavo tra esperimenti clamorosamente falliti e tentativi al limite dell’accettabile e finalmente oggi ho avuto successo, utilizzando questo ingrediente eccezionale: i semi di chia.

0-Polpette di ceci e spinaci

In cucina i semi di chia hanno una straordinaria proprietà: lasci0-Polpette di ceci e spinaci_2ati in ammollo per almeno 10 minuti, i semi assorbono l’acqua e rilasciano un gel. Questo permette di utilizzarli come legante.

Grazie al gel rilasciato dai semi di chia, le polpette non si sfaldano e rimangono morbide, nonostante siano composti solo da ceci frullati e spinacini … ed ecco finalmente il risultato che tanto ho cercato!

Anche se sono buone semplicemente con solo ceci, spinaci e semi di chia, potrete arricchire le polpette con spezie o erbe aromatiche per aver un aroma in più.

0-Polpettina ceci e spinaci a meta

Ma da dove arrivano questi semini più piccoli di una capocchia di spillo?

Per scoprirlo dobbiamo andare nell’America Centrale del XIV secolo, all’epoca dominata dal popolo degli AztechiPare infatti che fossero proprio i semi di chia a dare forza e vigore ai guerrieri Aztechi, che in 200 anni di conquiste estesero il territorio del loro impero dall’Atlantico al Pacifico.

E forse furono ancora i semi di chia ad infondere loro il coraggio per battersi contro le moderne truppe di Cortes, in quelle sanguinose ed impari battaglie nel 1521 che misero fine al grande impero azteco del Re Montezuma e segnarono l’inizio di quello spagnolo.

I semi di chia vennero però ignorati dai conquistatori spagnoli e non presero mai posto nelle enormi stive dei galeoni che ogni giorno partivano dal Nuovo Mondo, pieni di merci destinate ai mercati della Vecchia Europa.

I contadini del nuovo Messico continuarono però a coltivarli e a beneficiare delle loro grandi proprietà e grazie ad un recente programma di recupero del Governo Argentino, vennero rimessi sul mercato.

Ed oggi possiamo beneficiarne anche noi sulle nostre tavole.

 

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Tofu con pomodorini secchi e fagiolini

Anche se è bene preferire legumi e cereali della nostra tradizione, è interessante ogni tanto gettar lo sguardo oltre la staccionata e curiosare cosa c’è al di là. Con il tofu faccio un po’ così. Nonostante adori lenticchie, fagioli e ceci che da sempre sono stati coltivati e cresciuti nella mia terra, di tanto in tanto faccio qualche eccezione e mi lascio tentare da ciò che offrono i paesi lontani. E così mi ritrovo in cucina a tu per tu con il nostro caro amico tofu … eh già lo so che tutti i nasi si sono arricciati!! Ma non scappate ancora …

_1-Tofu con pomodorini secchi e fagiolini NEW

 

Grazie al fatto che il tofu è insapore, riusciamo a donargli il gusto degli ingredienti con cui viene cucinato. In questa ricetta lo lasciamo riposare in compagnia di pomodorini secchi, uno spicchio di aglio spremuto, il succo di mezzo limone e qualche cucchiaio di tamari (salsa di soia senza glutine) e nel frattempo cuociamo dei fagiolini. Gli ultimi 5 minuti uniamo il tutto e rosoliamo fino ad ottenere una leggera doratura … Mmmh ma che buono è?

Provare per credere!!

1-Tofu con pomodorini secchi e fagiolini_2_NEW.jpg

 

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Riso germogliato con salvia e limone

Nella cultura Occidentale siamo abituati a trattare con macro e micro nutrienti, apporti calorici e proprietà nutrizionali. Ogni ingrediente e ogni alimento è etichettato con la quantità di carboidrati, proteine e grassi. Lunghe tabelle ci indicano a quanto ammonta il contenuto di calcio, ferro, magnesio, vitamina A, B, C … Ma non solo! Sappiamo anche come i micro nutrimenti agiscono sul nostro corpo e sulle funzionalità cellulari. Nessun segreto su cosa fa innalzare e cosa fa abbassare la glicemia. Scrupolosi dettagli su come aumenta il colesterolo e i livelli dei trigliceridi 

Sebbene tutto questo sapere risulti molto affascinante, qualcosa sembra proprio mancare …

Vi siete mai chiesti perché un chicco germoglia? O meglio, un chicco germoglia se è integrale e intero! Eh già perché il chicco deve essere integrale e intero, altrimenti non germoglia. Eppure la quantità di macro e micro nutrienti di un chicco intero, ad esempio di riso, è pari alla quantità di macro e micro nutrienti presenti nello stesso chicco spezzettato in quattro frammenti, ma il primo germoglia e il secondo no. Dal primo nasce la vita, dal secondo no.

Che cos’è che rende il chicco integrale così potente? A me piace pensare che sia l’Energia in esso contenuta, come insegna la Macrobiotica dal lontano Oriente o che sia la Forza della Natura, come pensavano i nostri antenati.

Forse un giorno qualche studioso riuscirà a dare una risposta … in attesa mi cucino un bel piatto di riso germogliato!

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Riso germogliato? Eh sì! Dal riso integrale si può ottenere un riso davvero speciale: il riso germogliato! Da buona occidentale, con la mente occupata da dati e tabelle, ho anche scoperto che germogliando il riso neutralizza l’acido fitico, un anti-nutriente che limita l’assimilazione di sali minerali quali ferro e calcio. Nulla di strano, direbbe un Orientale, meglio mangiare i germogli che contengono tutta l’energia della pianta che ne sarebbe nata!

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Ho cotto il riso come indicato sulla confezione, in pratica ad assorbimento come faccio solitamente con il riso integrale. Ma la ricerca continua e proverò sicuramente qualche altro procedimento …

Germogli a parte, il sughetto di foglie di salvia, olio extra vergine, tamari e limone è eccezionale! Occidente e Oriente si incontrano e germogliano insieme … Alla prossima!

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Fiori di zucchina ripieni di miglio e verdure verdi

Ricordo che da bambina mi chiedevo come mai si chiamassero fiori di zucca e non fiori di zucchina. In tutti questi anni non ho mai colmato la curiosità che è rimasta chiusa in un cassetto dal quale è riaffiorata quando mi sono ritrovata a scrivere questo Post … E ho così scoperto che in realtà esistono sia i fiori di zucca che i fiori di zucchina e guarda caso i primi nascono dalle zucche e i secondi dalle zucchine. I primi sono più piccolini mentre i secondi molto grandi con punte lunghe. Ma non sono ancora riuscita a capire come mai chiamiamo fiori di zucca quelli di zucchina …

Comunque sia questi meravigliosi fiori piacciono un po’ a tutti. Così ho approfittato della loro stagione per riempirli di piselli freschi, zucchine e miglio. In questo modo avrete un semplice e gustoso modo per mangiare il miglio che, nonostante faccia davvero bene alla salute delle nostre ossa, si fa ancora fatica a farlo digerire ai nostri amici di tavola …

Provate anche con altre verdure, vedrete che vi piaceranno!

0-Fiori di zucca ripieni di piselli e zucchine 1_NEW

Con questo Post partecipo a Integralmente primavera 2016 di GocceD’aria (ringrazio Patrizia di Sottoalciliegio per avermi segnalato il Contest!). Partecipate numerosi perché il miglio non è solo cibo per canarini, ma è anche gustoso e fa tanto bene alla salute …

Contest_Gocce_Daria

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Sugo rosso senza pomodoro

L’abito non fa il monaco dovremmo dire, ma in questo caso sarebbe meglio parafrasare con … Il sugo rosso non fa la pasta al pomodoro! Eh già, perché oggi voglio proporvi un piatto che a prima vista sembra proprio l’amata pasta col pomodoro, ma che in realtà non lo è, perché 1 - Barbabietola rossauseremo piuttosto un delizioso sugo a base di barbabietola rossa, carote, cipolle e acidulato di prugne umeboshi. Le barbabietole conferiscono al sugo il classico colore rosso, mentre le prugne umeboshi l’acidità tipica della salsa di pomodoro, ma di pomodoro vi assicuro nessuna traccia!

Ho appreso questa ricetta anni fa ad un corso di cucina macrobiotica che, a causa della solanina, sconsiglia le verdure che fanno parte della famiglia delle solanacee (di cui fanno parte anche patate, peperoni e melanzane. Approfondimento QUI).  Inoltre, nonostante la pasta col pomodoro sia tra i più semplici ed amati della tradizione italiana, molti ne devono purtroppo stare lontano, perché come tanti altri alimenti, anche il pomodoro fa parlare di sé in fatto di intolleranze e allergie.

Quindi se non vogliamo rinunciare ad un piatto di pasta con un bel sugo rosso, ci basta recuperare delle ottime barbabietole rosse e una bottiglietta di acidulato di pugne umeboshima che nome strano, di cosa si tratta?

Pasta_sugo_rosso_barbabietole

3 - salsa frullata 1Le prugne umeboshi sono delle albicocche della tradizione giapponese e cinese. Sono arrivate nel nostro paese proprio grazie alla cucina macrobiotica che ne ha esaltato le straordinarie proprietà benefiche (vedi sezione “Proprietà”). Dalla fermentazione delle prugne si ottiene l’acidulato, un condimento particolarmente salato che può essere utilizzato per insaporire i nostri piatti o come base per la fermentazione degli insalatini (vedi QUI la ricetta).

Quindi per tutti gli intolleranti o per gli allergici o semplicemente per chi vuole solo mangiare qualcosa di diverso,  ecco  la ricetta gustosa di questo delizioso sughetto!

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Tortino di amaranto con zucchine e piselli freschi

I greci consideravano l’Amaranto la pianta dell’amicizia, mentre gli antichi romani credevano che scacciasse invidia e sfortuna. Ma non trovate anche voi che ci sia una certa affinità di credenze? Senza invidia e sfortuna come si fa a non incontrare l’amicizia?
Chiamata anche coda di gatto, quella dell’amaranto è una bellissima pianta ornamentale dal fusto alto con infiorescenze pendule di un vivo rosso porpora (cliccate qui per immagini e altre curiosità).

Sugli scaffali dei negozi trovate i semi nel reparto Cereali. Sebbene non appartenga alla famiglia Graminacee, bensì delle Amarantacee, viene considerato comunque uno pseudo cereale per le affini caratteristiche. Non contiene però glutine ed è molto ricco di proteine.

Pseudo o no, l’amaranto è davvero gustoso. Un po’ particolare perché da cotto risulta un po’ gelatinoso. Ma grazie a questa caratteristica si possono comporre dei buonissimi sformati o polpettine.

La ricetta che vi presento è proprio semplice: amaranto accompagnato da qualche zucchina a julienne saltata in padella e un po’ di piselli freschi scottati.

Ecco qui il risultato: una simpatica composizione dai colori primaverili!

1-Amaranto con zucchine e piselli freschi

 

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Avena con bietoline, pomodirini secchi e mandorle

Non c’è epoca che tenga, c’è chi da sempre se li mangia e chi, da sempre, li dà in pasto agli animali. Cereale si o cereale no? Anche all’avena è toccato un simile destino, popoli che la mangiavano con gusto e altri che la riducevano a biada per cavalli.AVENA_bietole_POMODORINI_secchi

Nel lontano XVIII secolo fu addirittura oggetto di disputa tra scozzesi e inglesi che tanto bene, è vero, non si sono mai voluti. Samuel Johnson, poeta e scrittore britannico si permise di definire l’avena il “cibo per gli uomini in Scozia, per i cavalli in Inghilterra”. Il poeta non voleva certo fare un complimento agli scozzesi, ma questi ultimi seppero reagire elegantemente ribattendo che: “l’Inghilterra è famosa per l’eccellenza dei suoi cavalli, mentre la Scozia lo è per i suoi uomini”.

Scozzesi a parte, non sono stati tanti i popoli che nei secoli hanno avuto modo di apprezzare la bontà di questo cereale. In qualche epoca addirittura fu nominato Erba del Diavolo, a causa di una favoletta in cui il Diavolo appunto si lamentò con Dio di non aver ricevuto nessun cereale, mentre gli uomini ne avevano ricevuti ben 4, tra cui l’avena e Dio, per calmare le sue ire, gli regalò proprio questo cereale!.

Beh insomma … Erba del diavolo o erba per barbari o erba dei poveri, questo cereale si è dovuto accontentare per secoli di fortificare solo i cavalli! Ma qualcuno, in epoca più recente ha cominciato ad osservare che i cavalli godevano davvero di ottima salute e ha avuto la geniale idea di consigliare il consumo di avena agli sportivi. Da qui il passo è stato veloce e in un batter d’occhio l’avena è ricomparsa sulle tavole di tutti noi, dapprima sotto forma di fiocchi per arricchire la nostra colazione poi in chicchi per insalate e minestre.

Fonte di carboidrati a basso indice glicemico e ricco di proteine con indiscusse proprietà tonificanti, l’avena si è guadagnata il primato di miglior cereale per affrontare lunghi periodi di sforzi fisici e mentali.

Ed ora passiamo alla ricetta … ma niente paura, perchè non è richiesto grande sforzo!

L’avena è condita con un semplice sughetto di pomodorini secchi, cipollotto e mandorle, il tutto accompagnato da bietoline o erbette semplicemente stufate. Ricordate solo di mettere in ammollo l’avena (la sera prima per il pranzo o la mattina per la cena) …

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Foglie di papavero con salsina di tahin

Tantissime sono le erbe spontanee offerte dalla primavera … quelle erbe che un tempo, quando si mangiava secondo Natura, erano ciò che si serviva a tavola nel periodo in cui non c’erano più nè verze nè cavoli e le semine primaverili non avevano ancora dato i loro frutti.

Foglie di papavero con salsa tahin

Nei prati si raccoglievano tarassaco, asparagi selvatici, cicorie, ortiche, borraggine e tante altre erbe. Si preparavano pietanze gustose e particolarmente salutari per il nostro fegato. Non a caso la primavera è la stagione della depurazione e, dopo gli eccessi dell’inverno appena trascorso, il nostro corpo ha proprio bisogno di rimanere leggero per poter eliminare tutto ciò che ha accumulato.

Qualche domenica fa al mercato trovo delle bellissime cassette di erbe di campo, cicoria selvatica e foglie di papavero. Non ho potuto resistere …

Foglie di papavero

Certo certo … comprarle al mercato non è come andar per campi e raccoglierle con le proprie mani, ma in compenso mi sono fatta una bella chiacchierata con la ragazza della bancarella …
Non avevo mai mangiato le foglie di papavero. Le ho cucinate stufate con un po’ di aglio e un pezzettino di peperoncino. Nulla di originale ma in compenso davvero buone!
Approfitto delle erbe di campo per presentarvi una cremina che trovo davvero strepitosa. E’ una ricetta scoperta ad un corso di cucina macrobiotica a cui ho apportato una piccola variazione (la versione originale la trovate QUI). Una salsina che si presta benissimo ad accompagnare tutte le verdure stufate o lessate.
Si tratta di un mix di crema di sesamo (chiamata anche tahin) con salsa di soia, uno spicchio di aglio spremuto, mezzo limone … e un filo di acqua.

Una cremina che unisce il gusto amaro del sesamo, il salato della soia, il piccante dell’aglio e l’acido del limone. Ora che ci penso, avrei potuto aggiungere un cucchiaino di malto per completare con il dolce questa splendida giostra di sapori … sarà per la prossima volta o lascio a voi tentare!
Le proporzioni possono variare in base al vostro gusto: con più o meno limone moderate o accentuate il gusto acido, aggiungendo uno spicchio di aglio in più marcate il pizzicare del piccante e con la crema di sesamo potete aggiustare il retrogusto dell’amaro. Ma non limitate la fantasia: arricchite la cremina con erbe aromatiche, ad esempio dell’erba cipollina, oppure con spezie o ancora con semi di sesamo tostati … Non ve ne pentirete!

Anche fare la salsa di sesamo è particolarmente facile. Basta tostare i semi di sesamo, lasciarli raffreddare e frullarli con un po’ di olio di sesamo (QUI trovate la ricetta).

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Biscotti di grano saraceno ripieni di prugne secche

Un dolce vegano senza glutine, senza lievito, senza zucchero, senza prodotti raffinati e con solo 4 ingredienti? Perchè no? Farina di grano saraceno, nocciole e un po’ di olio per l’impasto e delle prugne secche per il ripieno … niente altro serve per questi biscottini gustosi e sfiziosi.

Biscotti ripieni di prugne secche.JPG

Con le prugne secche si può fare al volo una marmellata da utilizzare come ripieno. Naturalmente date il via alla fantasia e giocate con gli ingredienti che avete a disposizione!

Alla fine è avanzata un po’ di pasta con cui ho fatto dei semplicissimi biscotti a forma di fiore!

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