Archivi del mese: maggio 2016

Sugo rosso senza pomodoro

L’abito non fa il monaco dovremmo dire, ma in questo caso sarebbe meglio parafrasare con … Il sugo rosso non fa la pasta al pomodoro! Eh già, perché oggi voglio proporvi un piatto che a prima vista sembra proprio l’amata pasta col pomodoro, ma che in realtà non lo è, perché 1 - Barbabietola rossauseremo piuttosto un delizioso sugo a base di barbabietola rossa, carote, cipolle e acidulato di prugne umeboshi. Le barbabietole conferiscono al sugo il classico colore rosso, mentre le prugne umeboshi l’acidità tipica della salsa di pomodoro, ma di pomodoro vi assicuro nessuna traccia!

Ho appreso questa ricetta anni fa ad un corso di cucina macrobiotica che, a causa della solanina, sconsiglia le verdure che fanno parte della famiglia delle solanacee (di cui fanno parte anche patate, peperoni e melanzane. Approfondimento QUI).  Inoltre, nonostante la pasta col pomodoro sia tra i più semplici ed amati della tradizione italiana, molti ne devono purtroppo stare lontano, perché come tanti altri alimenti, anche il pomodoro fa parlare di sé in fatto di intolleranze e allergie.

Quindi se non vogliamo rinunciare ad un piatto di pasta con un bel sugo rosso, ci basta recuperare delle ottime barbabietole rosse e una bottiglietta di acidulato di pugne umeboshima che nome strano, di cosa si tratta?

Pasta_sugo_rosso_barbabietole

3 - salsa frullata 1Le prugne umeboshi sono delle albicocche della tradizione giapponese e cinese. Sono arrivate nel nostro paese proprio grazie alla cucina macrobiotica che ne ha esaltato le straordinarie proprietà benefiche (vedi sezione “Proprietà”). Dalla fermentazione delle prugne si ottiene l’acidulato, un condimento particolarmente salato che può essere utilizzato per insaporire i nostri piatti o come base per la fermentazione degli insalatini (vedi QUI la ricetta).

Quindi per tutti gli intolleranti o per gli allergici o semplicemente per chi vuole solo mangiare qualcosa di diverso,  ecco  la ricetta gustosa di questo delizioso sughetto!

Nella sezione “Proprietà” troverete informazioni e curiosità su proprietà e controindicazioni mentre in fondo trovate la sezione “Altre idee sul Web” con link ad altre ricette.

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Tortino di amaranto con zucchine e piselli freschi

I greci consideravano l’Amaranto la pianta dell’amicizia, mentre gli antichi romani credevano che scacciasse invidia e sfortuna. Ma non trovate anche voi che ci sia una certa affinità di credenze? Senza invidia e sfortuna come si fa a non incontrare l’amicizia?
Chiamata anche coda di gatto, quella dell’amaranto è una bellissima pianta ornamentale dal fusto alto con infiorescenze pendule di un vivo rosso porpora (cliccate qui per immagini e altre curiosità).

Sugli scaffali dei negozi trovate i semi nel reparto Cereali. Sebbene non appartenga alla famiglia Graminacee, bensì delle Amarantacee, viene considerato comunque uno pseudo cereale per le affini caratteristiche. Non contiene però glutine ed è molto ricco di proteine.

Pseudo o no, l’amaranto è davvero gustoso. Un po’ particolare perché da cotto risulta un po’ gelatinoso. Ma grazie a questa caratteristica si possono comporre dei buonissimi sformati o polpettine.

La ricetta che vi presento è proprio semplice: amaranto accompagnato da qualche zucchina a julienne saltata in padella e un po’ di piselli freschi scottati.

Ecco qui il risultato: una simpatica composizione dai colori primaverili!

1-Amaranto con zucchine e piselli freschi

 

In fondo trovate la sezione “Altre idee sul Web” con link ad altre ricette.

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Avena con bietoline, pomodirini secchi e mandorle

Non c’è epoca che tenga, c’è chi da sempre se li mangia e chi, da sempre, li dà in pasto agli animali. Cereale si o cereale no? Anche all’avena è toccato un simile destino, popoli che la mangiavano con gusto e altri che la riducevano a biada per cavalli.AVENA_bietole_POMODORINI_secchi

Nel lontano XVIII secolo fu addirittura oggetto di disputa tra scozzesi e inglesi che tanto bene, è vero, non si sono mai voluti. Samuel Johnson, poeta e scrittore britannico si permise di definire l’avena il “cibo per gli uomini in Scozia, per i cavalli in Inghilterra”. Il poeta non voleva certo fare un complimento agli scozzesi, ma questi ultimi seppero reagire elegantemente ribattendo che: “l’Inghilterra è famosa per l’eccellenza dei suoi cavalli, mentre la Scozia lo è per i suoi uomini”.

Scozzesi a parte, non sono stati tanti i popoli che nei secoli hanno avuto modo di apprezzare la bontà di questo cereale. In qualche epoca addirittura fu nominato Erba del Diavolo, a causa di una favoletta in cui il Diavolo appunto si lamentò con Dio di non aver ricevuto nessun cereale, mentre gli uomini ne avevano ricevuti ben 4, tra cui l’avena e Dio, per calmare le sue ire, gli regalò proprio questo cereale!.

Beh insomma … Erba del diavolo o erba per barbari o erba dei poveri, questo cereale si è dovuto accontentare per secoli di fortificare solo i cavalli! Ma qualcuno, in epoca più recente ha cominciato ad osservare che i cavalli godevano davvero di ottima salute e ha avuto la geniale idea di consigliare il consumo di avena agli sportivi. Da qui il passo è stato veloce e in un batter d’occhio l’avena è ricomparsa sulle tavole di tutti noi, dapprima sotto forma di fiocchi per arricchire la nostra colazione poi in chicchi per insalate e minestre.

Fonte di carboidrati a basso indice glicemico e ricco di proteine con indiscusse proprietà tonificanti, l’avena si è guadagnata il primato di miglior cereale per affrontare lunghi periodi di sforzi fisici e mentali.

Ed ora passiamo alla ricetta … ma niente paura, perchè non è richiesto grande sforzo!

L’avena è condita con un semplice sughetto di pomodorini secchi, cipollotto e mandorle, il tutto accompagnato da bietoline o erbette semplicemente stufate. Ricordate solo di mettere in ammollo l’avena (la sera prima per il pranzo o la mattina per la cena) …

In fondo trovate la sezione “Altre idee sul Web” con link ad altre ricette.

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Foglie di papavero con salsina di tahin

Tantissime sono le erbe spontanee offerte dalla primavera … quelle erbe che un tempo, quando si mangiava secondo Natura, erano ciò che si serviva a tavola nel periodo in cui non c’erano più nè verze nè cavoli e le semine primaverili non avevano ancora dato i loro frutti.

Foglie di papavero con salsa tahin

Nei prati si raccoglievano tarassaco, asparagi selvatici, cicorie, ortiche, borraggine e tante altre erbe. Si preparavano pietanze gustose e particolarmente salutari per il nostro fegato. Non a caso la primavera è la stagione della depurazione e, dopo gli eccessi dell’inverno appena trascorso, il nostro corpo ha proprio bisogno di rimanere leggero per poter eliminare tutto ciò che ha accumulato.

Qualche domenica fa al mercato trovo delle bellissime cassette di erbe di campo, cicoria selvatica e foglie di papavero. Non ho potuto resistere …

Foglie di papavero

Certo certo … comprarle al mercato non è come andar per campi e raccoglierle con le proprie mani, ma in compenso mi sono fatta una bella chiacchierata con la ragazza della bancarella …
Non avevo mai mangiato le foglie di papavero. Le ho cucinate stufate con un po’ di aglio e un pezzettino di peperoncino. Nulla di originale ma in compenso davvero buone!
Approfitto delle erbe di campo per presentarvi una cremina che trovo davvero strepitosa. E’ una ricetta scoperta ad un corso di cucina macrobiotica a cui ho apportato una piccola variazione (la versione originale la trovate QUI). Una salsina che si presta benissimo ad accompagnare tutte le verdure stufate o lessate.
Si tratta di un mix di crema di sesamo (chiamata anche tahin) con salsa di soia, uno spicchio di aglio spremuto, mezzo limone … e un filo di acqua.

Una cremina che unisce il gusto amaro del sesamo, il salato della soia, il piccante dell’aglio e l’acido del limone. Ora che ci penso, avrei potuto aggiungere un cucchiaino di malto per completare con il dolce questa splendida giostra di sapori … sarà per la prossima volta o lascio a voi tentare!
Le proporzioni possono variare in base al vostro gusto: con più o meno limone moderate o accentuate il gusto acido, aggiungendo uno spicchio di aglio in più marcate il pizzicare del piccante e con la crema di sesamo potete aggiustare il retrogusto dell’amaro. Ma non limitate la fantasia: arricchite la cremina con erbe aromatiche, ad esempio dell’erba cipollina, oppure con spezie o ancora con semi di sesamo tostati … Non ve ne pentirete!

Anche fare la salsa di sesamo è particolarmente facile. Basta tostare i semi di sesamo, lasciarli raffreddare e frullarli con un po’ di olio di sesamo (QUI trovate la ricetta).

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